Capitolo II

Aprile è il mese più crudele  (T. Eliot)

Tensione, è una tensione, l’aria fredda del mattino, è una tensione, non una forma di equilibrio, perché si può morire nell’equilibrio, nella tensione invece si può al massimo scomparire.

La tua pelle non regge la pressione, non è più un confine, miliardi di batteri e di molecole che ti appartengono sono ora nelle piante e negli insetti, la tua ansia omeostatica è nella Simmetria, la mente non è in grado di includere lo spazio in uno spazio, il tempo in un tempo – sei in grado di definire il confine tra artificiale e naturale? il traliccio è l’insetto, l’insetto è il fiore e il fiore è il tuo polmone: l’aria, come le radici è impura ed è sangue ed è vita. 

Il Vitreo si era assopito a guardare il paesaggio, quando il rumore di un’auto in lontananza lo riportò ad uno stato di coscienza – sanno quello che ho fatto, sanno che li ho traditi.

L’auto stava percorrendo la strada sterrata lasciando dietro di sé una scia di desolazione e polvere. Il Cragna al volante con il suo solito sguardo apatico, i capelli lunghi e sporchi stava parlando controvoglia con il Bonzo che gli sedeva accanto, un trentenne grassoccio e sempre sudato, calvo ma con un lungo pizzetto come a voler compensare la rotondità del viso.

Il Bonzo parlava volentieri di sesso nonostante le sue uniche esperienze si riducevano alla pornografia e alla prostituzione. Quando aveva un po’ di tempo si metteva di fronte allo schermo e si masturbava con foga, emettendo versi acuti e raggiungeva l’orgasmo al grido di “muori, puttana, muori!”. Faticava invece ad avere un’erezione con le prostitute ma era lo stesso aggressivo e violento. Prendeva la testa della donna e sbattendola contro il finestrino dell’auto, premeva, premeva e in quella pressione si sentiva potente.

Che animale! Che bestia! No, era un uomo con la propria coscienza, una coscienza che s’attorcigliava nel sistema endocrino e innestandosi nel cervello frugava tra categorie, simboli, concetti archiviati, alla ricerca di una giustificazione, trovando nella parola “puttana” un’immagine culturalmente definita che gli permetteva di procedere senza ostacoli nella propria azione violenta. Certo, se avesse avuto una “fidanzata-puttana”, una “moglie-puttana”, una “figlia-puttana”, picchiarle avrebbe richiesto uno sforzo razionale maggiore, strategie di mascheramento, diritti di proprietà da difendere, istinti primordiali da costruire, vittimismi e in alcuni casi potevano addirittura comparire dei fastidiosi sensi di colpa. Con le prostitute invece le cose diventavano più semplici, erano solo delle “puttane”, colpevoli per definizione.

Il Cragna era molto diverso, il suo sesso era silenzioso ma non meno inquietante. Sceglieva solo prostitute molto giovani e se ne stava vestito, immobile, senza dire nulla, senza trasmettere nessuna forma di eccitamento. Guardava e basta con i suoi occhi vuoti le ragazze praticare autoerotismo. E quel vuoto terrorizzava le ragazze, che dovevano sforzarsi di fingere un godimento ma avrebbero voluto solo fuggire da quegli occhi così spenti.

In quel periodo in città c’erano stati una serie di omicidi di prostitute e molti, anche tra i membri della Sacra Famiglia, sospettavano del Cragna e del Bonzo, ma non c’erano prove sufficienti per dimostrarlo né la volontà di risolvere questi delitti. 


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