simmetrie

bi-logica / individuo e paesaggio

Il progetto Simmetrie vuole essere una rappresentazione fotografica del rapporto psicologico che si instaura tra individuo e paesaggio, non vengono quindi trattati aspetti di carattere antropologico, sociale o storico ma il paesaggio fotografato è comunque geograficamente determinato, si tratta del Friuli nord-occidentale, una zona compresa tra la pianura, l’ampia steppa dei Magredi e la zona montagnosa delle Dolomiti Friulane. Ho scelto questa regione perché qui ci sono i luoghi che più mi colpiscono emotivamente, nel senso che l’immagini che vanno a formare i miei processi cognitivi ed emotivi si nutrono spesso di questi luoghi anche quando questi luoghi non sono fisicamente presenti.

John Berger sosteneva che esiste una differenza tra “vedere” e “guardare”, lo sguardo a differenza della vista richiede un’intenzionalità, vogliamo guardare una determinata cosa, dedichiamo del tempo a guardarla, ci focalizziamo su essa e la guardiamo in un determinato modo (con amore, con fastidio, con ammirazione, ecc.). Il “vedere” ha un carattere sensoriale, percettivo mentre invece il “guardare” è un processo cognitivo e intellettuale. Le cose che guardiamo entrano a far parte dei nostri schemi mentali, si ripresentano nel tempo e vengono a modificarsi attraverso la nostra esperienza e la nostra attività intellettuale.

Nella riflessione di Berger bisognerebbe però meglio approfondire il significato di intenzionalità del guardare, perché molte volte rivolgiamo lo sguardo su qualcosa a livello inconscio, eppure non è un semplice vedere perché ci soffermiamo a guardare quella cosa, ci focalizziamo su di essa ed entra a far parte dei nostri processi cognitivi ed emotivi. Si può quindi sempre parlare di intenzionalità dello sguardo? Questa intenzionalità la possiamo sempre definire conscia e razionale?

Lo psicanalista Ignacio Matte Blanco nel suo testo L’inconscio come insiemi infiniti sostiene che la mente umana sia bi-logica ovvero che esiste una logica asimmetrica, tipica del pensiero cosciente, e una logica simmetrica che caratterizza l’inconscio. Nel pensiero cosciente le relazioni tra le cose sono di tipo asimmetrico ovverosia seguono il principio di non-contraddizione, la logica asimmetrica è divisiva, è in grado nella realtà di distinguere i singoli elementi ed inserirli in una dimensione spazio-temporale. L’elemento “a” non può essere “non-a”, non può trovarsi in due luoghi diversi nello stesso tempo. L’inconscio, invece, segue una logica simmetrica, nelle relazioni tra le cose il principio di non-contraddizione viene meno e la stessa dimensione spazio-temporale viene messa in crisi. La logica simmetrica generalizza, non riesce a distinguere le singole individualità di un insieme ma si relazione con esse in modo simmetrico. Il mio padre diventa indistinguibile dagli altri padri e diventa l’insieme Padre.

Quando guardiamo il paesaggio in una logica asimmetrica, ad esempio quando realizziamo uno studio scientifico, antropologico, geografico, quel luogo lo analizziamo, lo scomponiamo, lo definiamo in un determinato tempo e spazio, ne comprendiamo la singolarità, e sebbene possiamo inserirlo in insiemi e compararlo con altri paesaggi che hanno delle somiglianze, riconosciamo che quel paesaggio è unico, è in un rapporto asimmetrico con gli altri paesaggi, banalmente le Alpi non sono le Ande.

Guardare invece un paesaggio in una logia simmetrica, emotiva, significa mettere in crisi il principio di non-contraddizione, poniamo lo sguardo su qualcosa che è anche qualcosa d’altro, non ha una dimensione fisica determinata, non è fissato in un tempo e in uno spazio. Ad esempio se una persona soffre di aracnofobia e vede un ragno su un muro finisce per guardarlo in modo simmetrico, quel ragno diventa tutti i ragni, perde quindi la sua unicità e ingloba in sé l’insieme Ragno, assume dimensioni fisiche diverse, non è solo sul muro ma lo si percepisce scorrere su tutto il corpo, e anche quando ci si allontana fisicamente, o si arriva ad ucciderlo, si ripresenta, esistenza e non-esistenza finiscono per combaciare, morte e non-morte non si contraddicono.

La distinzione tra logica asimmetrica e simmetrica riferito al guardare la si può riscontrare nei concetti di “studium” e “punctum” introdotti da Ronald Barthes nel suo tentativo in parte fallimentare di definire un’essenza della Fotografia. Lo “studium” è guardare la foto con una logica asimmetrica, analizzandone razionalmente gli elementi, la composizione e inserendola in un contesto storico-culturale definito. Il “punctum” è ciò che invece ci colpisce a livello emotivo e non riusciamo a spiegarlo razionalmente, di difficile codificazione proprio perché utilizza una logica simmetrica. Nello spiegare il “punctum” Barthes prende come riferimento una foto di sua mamma bambina, che chiama “Il Giardino d’inverno”, e nel descriverla utilizza una logica simmetrica. Dice ad esempio che la mamma bambina della foto riuniva tutti i predicati possibili di cui era costituito l’essere di sua madre (simmetria, generalizzazione dell’insieme),  è colpito dalla mamma-bambina perché gli ricordava quando, prendendosi cura della madre anziana malata, si era verificato un rovesciamento dal ruolo di figlio che viene accudito dalla madre al ruolo di figlio-genitore che accudisce la madre-figlia (simmetria, messa in crisi del principio di non-contraddizione e della dimensione spazio-temporale). Barthes, partendo da queste considerazioni personali arriva a concludere che in generale il noema, l’essenza della Fotografia è il guardare nel presente un qualcosa o qualcuno che “è stato”, quindi nella foto si viene a creare una presenza non-presenza, una morte non-morte che è tipica di una logica simmetrica, e questo genera uno stato emotivo, una malinconia. In qualche modo la foto resuscita continuamente un evento, una persona, un luogo catturato in un determinato momento che non esiste più ma grazie alla foto è presente ancora.

Il meccanismo che porta quindi a guardare certi luoghi e a farli rinascere nei nostri processi emozionali segue una logica simmetrica e questo progetto fotografico vuole proprio percorrere queste simmetrie, dove nei gesti semplici, quotidiani, il farsi una doccia, il guardarsi allo specchio, il relazionarsi con gli altri, ci troviamo nella compresenza di paesaggi diversi che si legano tra loro emotivamente in una logica simmetrica.